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Cane preso in canile |
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Scritto da Francesca Granai
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Conosciamo tutti per sentito dire la tragica situazione degli abbondoni, e delle drammatiche situazioni in cui versano moltissimi canili italiani.
L’obiettivo di questo articolo non è quello di fare della morale su una situazione tanto complessa, ma è al contrario quello di fornire delle indicazioni utili che mirano ad un corretto inserimento del cane nelle famiglie che hanno felicemente scelto di dare un’altra opportunità di vita ad uno dei tanti animali sfortunati.
Personalmente ho la fortuna di condividere ogni mio giorno con due di loro, due cani che hanno subìto profondamente le cattiverie del genere umano e che nonostante questo guardano ancora la vita con il sorriso, e riempiono di affetto qualsiasi cosa con cui entrano in contatto.
Facendo da tempo volontariato in canile, ho poi il previlegio di incontrare moltissime persone che capiscono l’importanza di offrire una seconda chance a questi meravigliosi esseri, e di assistere alla loro gioia e gratitudine quando arriva la persona giusta che si prenderà per sempre cura di loro.
Non sempre però le adozioni avvengono in modo semplice e naturale.
Talvolta ci si scontra con aspettative troppo rigide da parte di molte persone le quali pensano e asseriscono con forza che solo per il fatto di aver tolto il cane dalla gabbia questo dovrebbe essere loro grato ed eseguire ogni loro ordine.
Normalmente non accade questo e vediamo di capirne i motivi.
I cani vivono sentimenti e ragionano sulla base delle emozioni che provano.
Il fatto di essere abbandonati dalle persone per le quali avrebbero dato la vita, e talvolta in modo crudele, vivere per mesi e troppo spesso anni, dietro alle sbarre di una fredda gabbia, potrebbero in qualche modo influire emotivamente sul loro comportamento?
Ovviamente si.
Se viveste in una prigione di qualche metro quadrato per anni, costretti a mangiare e dormire nello stesso luogo dove dovete sporcare, senza rapporti sociali, è possibile che appena avete l’opportunità di uscire da quell’inferno, il vostro atteggiamento non sarebbe propriamente il più educato?
Probabilmente si.
Questo è il motivo per cui molti cani una volta adottati, subiscono la terribile situazione del rientro in canile, ossia molte persone non ragionano sul fatto che non essendo delle “macchine”, hanno bisogno di un periodo di adattamento per abituarsi alla nuova situazione domestica, periodo di adattamento che naturalmente varia da soggetto a soggetto.
Grazie all’esperienza maturata in canile e alla mia professione di educatore cinofilo, ho voluto racchiudere delle semplici ma importantissime indicazioni per fare in modo che sia più chiaro e facile aver a che fare con i cani appena adottati dal canile, per evitare che le persone non siano preparate a ciò con cui potenzialmente potrebbero trovarsi avere a che fare, ma saperlo nel caso risolvere.
Dico potenzialmente, perchè un cane potrebbe infatti vivere per dieci anni in canile e arrivare in una casa ed essere educatissimo.
Se vi trovate in una delle condizioni descritte sotto, sappiate che non avete scelto il cane sbagliato, è che la soluzione non è “cambiare cane”con la facilità con cui si cambia un vestito, ma avere pazienza e mettere in atto le corrette soluzioni ed eventualmente rivolgersi a persone competenti che possono darvi una mano. ( es operatori di canile che ben conoscono quel cane oppure ancora meglio, professionisti del settore)
1-CANE CHE SPORCA A CASA NONOSTANTE LA MATURA ETA’:
Ragioniamo sul fatto che il cane è stato costretto a vivere fino a che non è stato adottato, nella piccola gabbia dove interamente si svolgeva la sua vita.
In pochi fortunati casi ci si trova davanti a canili funzionali dove la presenza dei volontari rallegra la vita di questi animali, ma anche in questi casi non è materialmente possibile che i volontari siano sempre presenti a far uscire tutti i cani nel momento in cui devono sporcare.
Così il cane è materialmente costretto a sporcare dove vive.
Nel tempo facendo questo in continuazione, si crea l’abitudine che è normale sporcare dove appunto si vive.
E’ per cui possibile che i primi giorni sporchino a casa non conoscendo l’alternativa del fare i bisogni all’esterno in giardino o in passeggiata.
La soluzione non è rimproverare e ancora meno picchiare il cane quando sporca in casa (perchè non capirebbe le nostra grida su una cosa per lui naturale) ma invece premiarlo tantissimo con succulenti biscottini ogni volta che sporca fuori.
Inizierà presto a ragionare che far i propri bisogni fuori gli è più conveniente.
2-CANE MOLTO TIMIDO E SPAVENTATO
Questa situazione è purtroppo abbastanza frequente.
Talvolta si sente dire che il cane “non lega”con i proprietari invece il poverino sta vivendo una situazione di estremo disagio interiore.
Può essere causata da una profonda insicurezza del cane nei confroni delle persone che precedentemente gli hanno fatto del male.
La cosa migliore è lasciare al cane i propri tempi, senza forzare l’interazione con lui anche a costo di evitare il suo sguardo per giorni al fine di dimostrargli che da parte nostra non c’è alcuna intenzione di fargli del male.
Quando vedrà che noi non abbiamo alcuna intenzione di creargli difficoltà, ma vedrà al contrario che stando vicino a noi riceve unicamente vantaggi e protezione, sarà lui stesso ad abbondonare le zavorre e ad avvicinarsi.
Molto spesso in questi casi anche le eccesive carezze ed attenzioni potrebbero impaurire il cane che necessita soltanto di verificare e conoscere il nuovo ambiente.
3-CANE CHE SI DISPERA FACENDO DANNI A CASA QUANDO VIENE LASCIATO SOLO (ansia da separazione):
Da subito il cane sviluppa una sorta di attaccamento per coloro i quali lo aiutano ad uscire dalla terribile situazione del canile, per cui il veder allontanarsi i membri del gruppo fosse anche per solo per cinque minuti, la vive come una tragedia arrivando a distruggere e sfogare così le sue paure ed insicurezze su tutto ciò che gli capita a tiro ( molto spesso la porta di ingresso da cui ha visto uscire i nuovi proprietari).
La cosa utile da fare in questo caso è costruire nel cane la fiducia che non vogliamo abbandonarlo, sbagliatissimo infatti sarà sgridare il cane per i disastri da lui fatti poiché lui oltre a non capire la cosa giusta da fare, si sentirà incompreso per le sue emozioni di paura che ha provato.
E’ possibile creare nel cne un nuovo tipo di comportamento attraverso un esercizio specifico.
Es: prepararsi ad uscire dando poca enfasi alla cosa, quindi non parlare al cane e non volerlo rassicurare (perchè molto spesso si ottiene l’effetto contrario).
Mettersi fuori dalla porta ad “origliare” quello che avviene all’interno.
Sicuramente il cane entrerà presto in uno stato di agitazione, abbaiando e piangendo.
In questo caso ignorarlo, ma nell’unico istante in cui ci sarà silenzio e il cane si sarà calmato, entare subito in casa con lodi e premi.
Cogliere il cane quando è calmo e premiarlo gli darà due importanti messaggi, il primo è che noi torniamo sempre da lui e l’altro è che quando starà bravo riceverà in cambio premi e coccole.
Questo esercizio andrà fatto gradualmente, aumentando poco per volta il tempo in cui il cane starà solo a casa.
Queste situazioni sono le più frequenti che possono manifestarsi quando un cane ha vissuto la terribile situazione del canile.
Naturalmente essendo esseri viventi e percependo la realtà ognuno in modo soggettivo, anche le reazioni e i comportamenti che ne derivano lo sono e non tutti i cani necessariamente le vivono.
Non dimenticate infine che è importantissimo fare quanto prima una vsita di controllo dal vostro veterinario di fiducia per verificare lo stato di salute del vostro nuovo amico ed eventualmente intervenire nelle problematiche di routine che possono manifestarsi.
di Francesca Granai
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