Home arrow Articoli arrow Maurizio Romanoni - Obedience mercoledì 08 settembre 2010
Menù
Istruttori
Deborah Bianchi
Francesca Granai
Dott.ssa Valeria Rapezzi
Cultura
Libri consigliati
Articoli
Newsletter






Ultime notizie
Maurizio Romanoni - Obedience Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Romanoni   
FeelDog - Maurizio Romanoni - ObedienceDa anni, ormai, la pedagogia non considera più il bambino come un contenitore vuoto da riempire di nozioni, “a cura” dell’adulto.
Non è un “minus” rispetto a quest’ultimo, da correggere e plasmare.
Al contrario è un’entità che deve essere rispettata ed aiutata a crescere nel rispetto dei suoi diritti di infante.
Si è scoperto che è dotato, fin da piccolissimo, di una “mostruosa” capacità di apprendimento e di altri pregi che la scienza moderna continua a scoprire e ad evidenziare.

Altrettanto si può dire dell’animale da compagnia e del cane, in particolare, di cui oggi andiamo ad occuparci.
Ricordo che ancora vent’anni fa – e, ahimé, in parte l’uso persiste a tutt’oggi, soprattutto nell’Italia centro meridionale – si iniziava ad addestrare il cane all’anno di età.
Non si sa bene il perché, non prima e non dopo tale età era opportuno procedere alla “correzione”.
Già, di correzione si parlava, poiché era scontato che il cane fosse un concentrato di difetti da rimuovere con una sorta di doma.
I metodi erano, in maggiore o minor misura, sempre coercitivi (collari a strangolo, bastoni e quant’altro).
Era pacifico, infatti, che il cane, per sua natura, fosse disubbidiente, tendesse a scappare, tirasse al guinzaglio, distruggesse la casa.

Oggi, per fortuna, le cose sono un po’ cambiate, ancorchè la superficialità e la semplificazione siano ancora ampiamente diffuse.
E’ molto più facile, infatti, “correggere” che non cercare di capire il perché di un certo comportamento al fine di tentare di prevenirlo con una corretta impostazione.

Anche nel rapporto tra persone il cercare di comprendere l’altro è sempre faticoso, rispetto all’imporre il proprio modo di essere il più delle volte prevaricante.
A maggior ragione con l’animale, per abitudine e cultura definito “ausiliario dell’uomo”, l’imposizione è naturale, direi quasi fisiologica.

Dunque lo si lasciava chiuso in un serraglio o addirittura legato alla catena e solo i più fortunati potevano razzolare in giardino.
In casa manco parlarne, “il cane deve stare fuori”, “in casa soffre (sic!) con tutto quel pelo …”
I proprietari più emancipati che poi, ad un certo punto, decidevano di portarlo a spasso, lo facevano rigorosamente con il guinzaglio “sennò scappa e va sotto una macchina”.
In verità il rischio che potesse scappare era probabilità o, addirittura, certezza.
Chiuso tutto il giorno, magari per giorni, solitario – lui discendente dal lupo, animale sociale per eccellenza – e improvvisamente portato a spasso legato.
Circondato da un mondo ricchissimo di effluvii, senza la possibilità di esaminarne uno per uno. Magari alla presenza di altri cuccioli con cui giocare o di gattini da inseguire.

Solo un pazzo o un animale malato o terrorizzato non fuggirebbe, dopo aver trainato al guinzaglio un disperato padrone per l’intero quartiere.
Questo suggeriscono conoscenza o semplice buon senso, ma agli occhi del comune e stolto osservatore quel cane si manifestava un animale stupido e caparbio che, con tutta evidenza, doveva essere “raddrizzato”.

Si cercava allora un addestratore, a cui affidarlo – di solito per non meno di due , tre mesi – e lo si lasciava, non prima di essere stati raccomandati di non andare mai a trovarlo, per non interrompere il ciclo di apprendimento (!) ed aver sborsato un congruo gruzzolo.
Il periodo del “collegio” iniziava tra i tormenti della separazione in un  piccolo box, lontani dalla famiglia - che, nonostante fosse cieca e sordomuta, rappresentava pur sempre la sua casa - e le lezioni impartite con collari a strangolo.

Veniva, infine, riconsegnato, docile e sottomesso e, in qualche modo, obbediente agli ordini…dell’addestratore però, non già del padrone che, naturalmente, era del tutto incapace di gestire la situazione e si ritrovava al punto di partenza, defraudato di parecchio denaro e, tra le mani, una povera bestia traumatizzata.

Ero un giovane studente iscritto al primo anno di giurisprudenza, quando, per sbarcare il lunario, prestai la mia opera presso uno di questi canili. Forse uno dei più “umani”.
Amavo molto i cani e dicevano avessi una netta predisposizione a comunicare con loro.
Per quelli affidati a me – di solito femmine e soggetti particolarmente sensibili -  funsi più da “crocerossina” che da addestratore.
Dispensai molte coccole ed ottenni altrettanti risultati.

Ebbi tuttavia modo di assistere a spettacoli che non dimenticherò mai e che incisero in modo indelebile ed irreversibile sul rapporto con i miei cani e di quelle persone che chiesero il mio aiuto e si avvalgono a tutt’oggi della mia collaborazione.

FeelDog - Maurizio Romanoni - ObedienceOggi pratico ed insegno “obedience”.
E’ una disciplina difficile, severa, ma di grande soddisfazione e si basa su di una premessa fondamentale ed imprescindibile: un solidissimo rapporto empatico cane-padrone.

Dopo questa lunga e discorsiva premessa, cercherò di tracciarne, nel modo il più possibile sintetico, i tratti salienti.

Il cane, per molti aspetti, molti di più di quanti immaginiamo, è ancora  lupo e, come lui, con il corpo esprime il suo stato d’animo, il suo umore, le sue paure.
Ha un solo capo branco, che non teme anzi, al contrario, venera, perché  rappresenta l’ordine costituito che, nelle dure condizioni ambientali della taiga e della tundra, coincide con la sopravvivenza.
Un lupo non fugge dal capobranco perché non avrebbe senso, così come non lo ha quando il nostro cane fugge da noi.
Deve, tuttavia, pur sopravvivere e per farlo non può che starci lontano, perché noi siamo tutt’altro che un capo branco.
Incoerenti, contraddittori, incapaci di leggere il linguaggio del corpo e di giocare con lui che, malgrado tutto, ci ama.
E’ dunque, la sua, una situazione schizofrenica. Vorrebbe emotivamente starci vicino, ma, a causa della nostra incapacità di relazione, è costretto a sottrarsi per poter continuare a mostrare la sua “caninità “, la sua essenza di cane.

Che fare allora? Ecco i punti, variabili a seconda della razza e del soggetto, ma pur sempre, in linea di massima, di soddisfacente risultato.

A) Noi siamo altissimi, lui un piccolo batuffolo caldo. Quando portiamo a casa un cucciolo, sfruttiamo il suo bisogno di calore materno e l’abitudine a stare con fratellini e sorelline, sostituendoci a loro. Non rimaniamo diritti in piedi – siamo dei giganti – ma stiamo seduti o sdraiati vicino a lui. Percepiamo il suo odore e lasciamo che “impari” il nostro. Infiliamo le mani nel pelo, lasciamoci pervadere dal morbido contatto. Questo sarà il primo e fondamentale passo. Cominceremo a non essere degli alieni, ma degli animali come lui. Il rapporto empatico ha avuto il suo inizio.

B) Evitiamo poi il traffico cittadino. Camminiamo nei parchi o nei campi o comunque in zone il meno possibile frequentate e … fuggiamo, fuggiamo, fuggiamo sempre. Non appena si distrae ci nascondiamo. Quando rallenta corriamo via. Ogni situazione è buona per invertire rotta, correre e nasconderci. Ci renderemo così conto che non dovremo essere noi ad occuparci di lui, bensì lui di noi. Saremo ai suoi occhi delle figure evanescenti che, ad una sua minima distrazione si dissolvono. L’affezione nei nostri confronti salirà in modo esponenziale tanto più se, non appena, ansioso, ci avrà ritrovati lo riempiremo di coccole, di bocconi, di giochi entusiasmanti.

C) Imparare a giocare. Importantissimo. Fondamentale. Due cuccioli, pur non conoscendosi, basta si guardino per capirsi ed iniziare a giocare. Da loro e solo da loro dobbiamo imparare. Colui che invita si abbassa, noi siamo diritti, rigidi, in piedi, lui scodinzola, muove le orecchie, mostra a volte i denti in modo ludico, noi siamo seri, spesso preoccupati, ci vergognamo a ridere e a dirgli frasi scherzose, qualcuno potrebbe vederci e giudicarci pazzi; lui ruota su se stesso e comincia a fuggire, l’altro dopo qualche perplessità lo insegue in un turbinio frenetico, noi siamo in ritardo, dobbiamo rientrare per il pranzo, la cena o andare al lavoro, magari abbiamo chiacchierato con un altro proprietario di cane e ora ci siamo accorti di essere in ritardo e pretendiamo che lui condivida la nostra ansia. Ed ora io mi chiedo: perché mai dovrebbe preferire noi all’amico? Lui non è un immaturo, né stupido, né, tanto meno, “disubbidiente”. Siamo noi ad essere del tutto privi di perspicacia. Come dicevo al punto precedente, la strada che abbiamo iniziato a percorrere per essere importanti agli occhi del nostro cane è lunghissima e forse non ha una fine. La sua vita di relazione si arricchisce pian piano e i punti di interesse aumenteranno. Sarà prima una foglie che cade o una lucertola ad attrarre la sua attenzione. Crescendo si sposterà su altri cani, gatti, selvaggina ed, infine, il vertice: la femmina in estro. Noi, in modo dinamico, fantasioso e divertente dovremo adeguarci e rendere sempre più intrigante il gioco al fine di essere sempre e comunque il suo punto di riferimento, il suo vero e principale interesse. A spasso con lui le nostre tasche conterranno sempre qualche boccone, una pallina, una corda per fare il tira- molla o qualsiasi diavoleria possa farlo divertire.

A questo punto potremo anche camminare nel traffico cittadino che lui comunque sarà vicino a noi e gli basterà sentire pronunciare il suo nome per precipitarsi verso il dispensatore di gioie e gratificazioni.

Ad un certo punto le cose dispensate, che in gergo vengono definiti “rinforzi”, coincideranno con noi, con il nostro corpo, la nostra voce, il nostro odore. Noi saremo la cosa più importante. Il vero rinforzo.
I comandi noi li chiameremo segnali perché la nostra volontà coinciderà con la sua e non sarà necessaria alcuna imposizione.

Ecco dunque l’epilogo, il senso, il significato del rapporto. Ottenere la fusione con il proprio cane, la totale armonia all’interno del binomio.
I sacrifici per noi che aderiamo a questa “filosofia”, non saranno considerati tali perché la gratificazione non sarà solo finale, cioè valutata con riferimento al cane adulto, ma ci accompagnerà in ogni momento della sua crescita che, com’è ovvio, sarà anche o forse soprattutto nostra.

Maurizio Romanoni
 
Attività
Puppy Class
Educazione di base
Buon Cittadino a 4Zampe®
MobilityDog®
Rally Obedience®
Agility
Stages
Consulenza pre-adozione
Richiedi informazioni
Dog Sitting
Per capire...
Metodo
Testimonianze
Parlano di noi
Photo Gallery
I nostri amici pelosi...
Ponte dell'Arcobaleno
Cerco Casa
Ci trovate anche qui...
Advertisement
Advertisement
Advertisement
I piu' letti

 

© 2010 Feel Dog - Il feeling con il tuo cane
Joomla! un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.